Parigi: Seguendo un gatto flaubertiano e scherzoso nel cimitero dei vanitosi!

In questa quarta parte del mio soggiorno a Parigi, c’è un lessico:

Bidassoa: fiume della regione Aquitania sul confine tra la Spagna e la Francia. Sulla sponda Nord, la città francese di Hendaye, sulla sponda Sud, la città spagnola di Hondarribia (Fontarrabie in francese).

Drôlement: avverbio francese che significa “molto, assai, parecchio e che l’autore di questo blog usa in modo buffo ogni quattro parole.

Hondaribbia: città spagnola conosciuta da tutti i bordolesi che ci vanno il weekend per comprare sigarette, alcol, formaggi…ecc. Andate al supermercato Alcampo di Hondaribbia e ci troverete solo gente di Bordeaux.

M’as-tu-vu: espressione francese di mia nonna per designare un pavone, una persona vanitosa…ecc. Letteralmente: Mi hai visto.

Mistigri: gatto in francese.

Pinard: modo peggiorativo ma simpatico per dire vino in francese, deriva dalla parola Pineau, credo. Non è negativo: Mouton-Rothschild è un buon pinard.

Merlot: vitigno vanitoso che sta conquistando il mondo perché non è sensibile alle malattie come il delicato Cabernet-Sauvignon. Esistono persone snob che usano addirittura “merlot” per dire “vino.”

Guardarsi in cane di maiolica (Se regarder en chien de faïence in francese): significa guardarsi in modo ostile e silenzioso.

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Il bel tempo è tornato e l’affittacamere mi suggerisce di fare un giro al cimitero del Père Lachaise. Appena cinque minuti da casa. Tutto diritto. Basta imboccare la via della Bidassoa per qualche centinaia di metri e lei è arrivato. Lei mi vede esitare: cosa c’è ancora? A lei non piacciono i cimiteri? Ancora una delle sue misteriose superstizioni bordolesi?  Drôlement che mi piacciono i cimiteri, rispondo, sono stato allevato da due streghe del Médoc, è solo che temo di essere colpito da un diluvio via della Bidassoa. Lei conosce il clima dei Paesi Baschi? Piove drôlement! Una volta ho trascorso una settimana a Hondarribia e pioveva tanto che sono rimasto sette giorni senza vedere né l’Oceano né i Pirenei! E, secondo me, i parigini non avrebbero dato questo nome alla via senza una ragione, no? Lei ride e tenta di rassicurarmi che non c’è un microclima basco in via della Bidassoa, che siamo a Parigi, che un tizio di Bordeaux avrà sicuramente la pioggia nel suo dna e che comunque il bollettino meteo annuncia solo una tempesta di cielo blu. Ovviamente, credulone come sono, parto all’avventura senza ombrello e arrivo alle porte del cimitero, bagnato fino agli slip e le scarpe da buttare. Maledetta affittacamere! Fortunatamente, ha smesso di piovere e non sono più solo a passeggiare nel vecchio cimitero. I turisti ed i gatti si sono messi a spuntare come i gallinacci dopo una pioggia di giugno nel Paese Mezzo Morto. Io non ho una mappa o un’applicazione smartphone per indicarmi le tombe dei m’as-tu-vu che sono stati seppelliti nel cimitero. E poi non mi interessa troppo di seguire una mappa, di fare il percorso che fanno tutti gli altri visitatori. Non mi interessano le tombe delle vecchie principesse russe, degli scrittori, dei musicisti, dei generali delle guerre napoleoniche. Io, come tutti i membri della mia famiglia, sono un lettore di epitaffi e, come sono stato allevato da due streghe del Médoc, so che devo trovarmi un gatto che mi servirà di guida per scovare i più sinceri, i più bei, i più commoventi che non si trovano mai presso le tombe più maestose perché i vanitosi hanno un debole per le parole altisonante. Il gatto mi guarda, un vecchio mistigri parigino che ha dovuto essere di colore rosso in una vita precedente. Mi piace drôlemente questo gatto e decido di chiamarlo Flaubert. Questo gatto è sicuramente un lettore diligente di Flaubert oppure la reincarnazione dello scrittore. Mi piace il suo atteggiamento, il suo modo di passare sprezzantemente davanti alle tombe più sontuose senza buttarci  nemmeno uno sguardo. Osservo l’attitudine del gatto e mi torna in mente quello che ha scritto Flaubert quando il tizio ha visitato il cimitero di Bordeaux che assomiglia drôlement al Père Lachaise:

“Qui la vanità ha fatto ricorso alla sciocchezza che l’ha ben assecondata. Piramidi di granito sono ammucchiate sui bottegai,  sarcofagi di marmo sugli armatori; nel giorno del giudizio coloro che hanno più pietre addosso forse non saranno i più lesti a salire in cielo, carichi come saranno del peso del loro orgoglio” (Flaubert in Viaggio nei Pirenei).

Il gatto mi guida attraverso le tombe dei m’as-tu-vu senza mai lasciarsi avvicinare. Lo perdo, slitto sui sampietrini bagnati, metto i piedi in tutte le pozzanghere del cimitero, ma riesco a seguirlo chissà come (in realtà, il gatto sta giocando con me). Ad un momento penso raggiungerlo, ma il gatto si infila dietro una tomba in forma di cappella gotica e sparisce. È la fine della nostra collaborazione e so che devo cercare i miei epitaffi in questo angolo del cimitero. Alzo gli occhi per leggere il cognome inciso sulla tomba…

Created with Nokia Smart Cam

E leggo: Famiglia Pinard. Possibile che il gatto Flaubert mi abbia portato qui, non per gli epitaffi, ma solo per fare uno scherzo ad un abitante di Bordeaux? Mi viene un dubbio e senza pensarci volto le spalle per guardare la tomba di fronte…

 

Created with Nokia Smart Cam

Famiglia Merlot! Scoppio dal ridere davanti a questo scherzo oppure a questa coincidenza del destino. Immagino già la testa dell’affittacamere quando lei mi chiederà della mia visita al cimitero: Allora, lei cosa ha visto? Qualcosa legato al vino. Un gatto mi ha mostrato la tomba della famiglia Pinard che guarda in cane di maiolica quella della famiglia Merlot ed è drôlement drôle!

2 thoughts on “Parigi: Seguendo un gatto flaubertiano e scherzoso nel cimitero dei vanitosi!

  1. Bonjour Alex, j’y étais il y a un an : des amis italiens ont voulu absolument aller voir le tombeau de … Oscar Wilde …eh bien heureusement c’était pas Jim Morrison que j’ai trouvé “changé” : il y a des barrières partout et finalement celui de l’anglais m’a plu.
    Sinon, j’ai rencontré des chats qui rodaient autour des tombeaux, peut-être qu’il y avait aussi ton mistigri chercheur des Merlots 😉
    Des bises énormes mon cher ami et à bientôt.

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    • Bonjour Francesca,

      J’avoue que c’est plus le cadre végétal et la perspective de voir des chats qui m’ont intéressé que les tombeaux. D’ailleurs, la première chose qui m’est venue à l’esprit c’est que j’avais manqué la floraison des marronniers; j’ai pas du tout pensé à la tombe de Jim Morrison. Doit être mon côté bordelais car dans le livre de Flaubert que j’ai cité dans le post, celui-ci regrette qu’à Bordeaux le christianisme ne soit pas pris au sérieux et que les cimetières bordelais sont soit au mieux des lieux de promenade ou de jeu, soit au pire des lieux de dépravation…

      Bisous,

      Alex

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