Médoc: Le damigelle degli ontani.

In giugno, nelle paludi del Médoc, è la stagione delle damigelle. Potete osservarle seguendo il corso dei fiumi tra ontani, piante carnivore e felci giganti. Vedete quei lampi con riflessi metallici blu o verdi sopra le acque rosse dei fiumi? Sono le damigelle che ballano o che giocano a rincorrersi. Osservate la loro danza indolente, i movimenti leggeri e sciolti delle nostre ballerine. Ammirate i loro abiti soffici, le loro ali di garza. Il vecchio Victor Hugo diceva: “la fremente libellula specchia i globi dei suoi occhi nello splendido stagno dove pullula tutto un mondo misterioso.” Bello, no? Ah questi poeti! Ora, osservate con i vostri propri occhi le belle damigelle. Avete notato? Non ballano le crudeli. Non fanno mai un movimento senza un’intenzione determinata e i loro voli non sono mai indolenti. Le damigelle sono sparvieri nel mondo degli insetti e passano il loro tempo a precipitarsi su zanzare e mosche che divorano in volo e risucchiano in un istante mentre i loro grossi occhi stanno già ad avvistare la prossima zanzara. Il loro appetito è insaziabile. E io di ringraziare le migliaia di damigelle-fate della palude che mi permettono di dormire la notte senza zanzare. 😉

 

Natale: In cui si scopre che l’autore di questo blog vive ancora nel 1832!

 

10_dix_cent_victor_hugo_-_btv1b9017792d

Natale si dice Noël in francese. Loro mi stanno prendendo in giro perché ho chiesto cosa faranno per LA Natale e che alla mia età dovrei sapere che non si usa l’articolo determinativo con Natale e che comunque il genere di Natale è assolutamente MASCHILE. Io tengo duro e sostengo che dire LA Natale è assolutamente corretto e che Natale ha i due generi e che nella mia famiglia si usa l’uno o l’altro indifferentemente. Loro ridono ancora più di prima davanti a questa affermazione grottesca. La mia convinzione comincia a vacillare e mi sto rammaricando per questo maledetto articolo femminile che mi è scappato. Poi, mi viene in mente l’immagine delle tre streghe che mi hanno imparato a parlare e che mi offrivano dei regali per LA Natale e ritrovo un po’ di fiducia. Andate a cercare un dizionario, dico sicuro di me, così dirimiamo il conflitto. Guardiamo nel dizionario e loro si mettono a sorridere appena leggono che Natale è maschile. Aspettate c’è di più, dico, guardate cosa c’è scritto sotto: l’uso del femminile è assai frequente, è un elissi per evitare di dire “alla festa di Natale”. L’altra ragione per cui certi preferiscono usare il femminile, è che suona in modo più armonico e più poetico e nella letteratura è abbastanza frequente di trovare Natale al femminile. Esempio. Victor Hugo nel romanzo Notre Dame de Paris (1832):

Ils se rappelaient les uns aux autres (…) les fêtes éblouissantes, les Noëls étincelantes de flambeaux, les Pâques éclatantes de soleil, toutes ces solennités splendides…

Si ricordavano a vicenda (…) le feste abbaglianti, i (le nella frase in francese) natali scintillanti di candelabri, le Pasque rilucenti di sole, tutte quelle splendide solennità…

Ringrazio mentalmente le mie tre streghe e la loro cultura libresca. Vedete, cari amici, avevo ragione io e in francese, si può dire: le natali scintillanti o i natali scintillanti e se lo scrive anche il grande Victor Hugo! Loro concedono a malincuore la disfatta dicendo che comunque è un arcaismo, una licenza poetica, che non è affatto armonico…Buongiorno signori! esclamo lasciando trionfalmente la stanza mentre loro si stanno ancora lamentando di questo fottuto tizio che parla francese come nel 1832!

 

.

In mezzo a una poesia di pietre e di verdura!

29 ottobre. Per il mio ultimo giorno nei Paesi Baschi, vi porto a Cambo-les-Bains, piccola stazione termale tipica del Sud-Ovest della Francia, dove si trova Arnaga, la villa di Edmond Rostand, padre di Cyrano de Bergerac e più grande poeta francese dei suoi tempi. Tanto sontuosa la casa con i suoi giardini alla francese e all’inglese e il suo parco di quindici ettari che Arnaga è soprannominata il Versailles basco. Non è semplicemente una casa, fu un progetto grandioso di Edmond Rostand quello di concepire una casa che sia un dialogo tra la cultura e la magia dei paesaggi pirenaici che circondano la casa. D’altronde per parlare di Arnaga, Edmond Rostand usava volentieri l’espressione: “la mia poesia di pietre e di verdura” per dire come il poeta considerava la casa come una sua creazione poetica. Non si può proprio immaginare o rappresentarsi cosa fu il successo di Cyrano de Bergerac in Francia, negli ultimi anni del XIX secolo, senza andare a Arnaga. Edmond rostand non aveva di fortuna personale e tutto quello che vedete ad Arnaga è stato pagato con i diritti d’autore che ha toccato Edmond Rostand per Cyrano de Bergerac. Una sera del 1897, l’opera teatrale è presentata al pubblico parigino, il trionfo è tale che, l’indomani, Edmond Rostand è milionario e guardato ormai come il più grande poeta francese del dopo guerra (quella del 1870 contro i tedeschi). Ma come nasce veramente Arnaga e perché fare edificare una casa nei Paesi Baschi? La storia di Arnaga nasce come una favola e finisce purtroppo in tragedia per Edmond Rostand. Siamo nel 1902 e, Edmond Rostand, alla vetta della sua gloria letteraria con le sue opere teatrali: L’Aiglon, La Samaritaine e Cyrano de Bergerac,  si ritrova di nuovo a Cambo per curare un’affezione polmonare. Il poeta ha sempre avuto una salute cagionevole. Convinto una prima volta dal suo medico di famiglia di fare una cura termale nel Sud-Ovest della Francia – la regione delle acque miracolose e dell’aria pura – Rostand ha fatto un primo soggiorno, due anni prima, a Cambo-les-Bains ed è stato ammagliato dai Paesi Baschi, poi una volta guarito, è tornato a Parigi dove si è di nuovo ammalato a causa dall’aria mefitica della Capitale. Ritorno a Cambo per curarsi. Mentre Rostand passeggia tranquillamente lungo il fiume Arraga (Cambo si trova nella vallata dell’Arraga), salendo una piccola collina che domina la cittadina e la vallata, lui è colpito dalla bellezza del paesaggio che si svela sotto i suoi occhi e decide che è il luogo ideale per edificare il progetto di casa che ha dentro di sé. Vedete la storia di Arnaga comincia come una favola. Rostand mette tutta la sua fortuna nel suo sogno. Un terreno di 31 ettari è comprato. L’architetto parigino, gran premio di Roma, Albert Tournaire, assistito dall’architetto bordolese, Pierre Ferret, sono assunti e devono realizzare tutte le idee che escono dalla mente fertile di Rostand. Tournaire, Ferret e Rostand inventano, creando Arnaga, un nuovo stile architetturale che verrà chiamato più tardi: lo stile neobasco. Oggi, le vedete ovunque queste case neobasche se fate un giro nei Paesi Baschi. Il modello di base è la cascina tradizionale basca a traliccio della provincia del Labourd (la zona intorno a Bayonne) di cui si riprende solo l’aspetto esterno cambiando tutto l’interno facendoci entrare il sole. Mentre la casa basca tradizionale è quasi al buio per proteggersi dai rigori dell’inverno e dai raggi di sole in estate, la casa neobasca è aperta sulla natura e sempre soleggiata con la moltiplicazione delle finestre, dei balconi, delle verande. Credo sia la cosa più sorprendente quando visitate Arnaga, le aperture su tutte le facciate sono fatte per dare un punto di vista sempre nuovo sui paesaggi che circondano la casa; già dal primo piano, avete l’impressione di essere alla cima di un faro. Dunque la realizzazione di Arnaga è affidata all’architetto Tournaire, ma non solo perché tutto gli arredamenti interni sono affidati  ai più grandi artisti e artigiani francesi di allora: Citiamo i pittori Gaston Latouche, Hélène Dufau, Georges Delaw, Eugène Pascau, Jean Veber, lo scultore Raoul Verlet e il genio del ferro battuto Henri Vian (il nonno di Boris Vian). Immaginate che il cantiere inizia nel 1903 ed è compiuto nel 1906! Tre anni, solo tre anni per realizzare tutta questa opera. E non c’erano le strade di oggi e con materiali che venivano da Bordeaux, Tolosa, Parigi, Londra e fino dalla Cina per i pannelli del salotto cinese! Dentro, la casa è abbastanza classica, come si immagina una casa dell’alta borghesia francese della fine del XIX secolo. Ci sono comunque delle stanze commuovente. Al primo piano, il boudoir della moglie di Edmond Rostand, la poetessa Rosemonde Gérard (conosciuta ancora oggi dai francesi solo per due famosi versi: Car vois-tu, chaque jour je t’aime davantage, Aujourd’hui plus qu’hier et bien moins que demain”) che è decorato con dei pannelli dipinti da Jean Veber e che raffigurano diversi episodi delle fiabe di Charles Perrault. Edmond Rostand e la moglie erano affascinati dalle fiabe. Anche la stanza da gioco dei bambini Rostand è la cosa più deliziosa da contemplare nella casa con i pareti dipinti da Georges Delaw e che raccontano episodi della canzone per bambini (i bambini francesi l’imparano ancora a scuola, oggi): Bon voyage monsieur Dumollet. Poi, c’è la hall inglese della casa con i dipinti di Gaston Latouche che raffigurano la Fête chez Thérèse (una poesia di Victor Hugo) con Cyrano di Bergerac, Christian o Roxane che si nascondono nei dipinti…Ci sono elementi davvero divertenti e che mostrano anche un po’ la personalità di Edmond Rostand. Il balcone nella hall dove si presentava il poeta ai suoi invitati recitando i suoi versi (il lato teatrante del poeta). Poi un orologio (potete vederla nelle immagini) che invece di iniziare a mezzogiorno, inizia alle due e se pensate che c’è un espressione francese che dice che non ci vuole cercare mezzogiorno alle due, con questo orologio, sì! Secondo la leggenda, l’orologio permetteva al poeta di cacciare gli scrocconi che si presentavano sempre ad Arnaga all’ora del pranzo. Mi dispiace diceva il poeta, abbiamo già mangiato, guardate l’orologio, ad Arnaga sono le due. Poi gli scrocconi erano riaccompagnati “gentilmente” al portone della proprietà. C’è un altro aneddoto divertente a proposito di uno scherzo che faceva Rostand ai suoi invitati e che è legato all’elettricità. Non pensate perché siamo nel 1906 che il poeta non aveva l’elettricità e il riscaldamento elettrico. Pensate davvero che con la sua salute cagionevole, Rostand avrebbe aperto la sua casa di 600 metri quadrati ai quattro venti e che avrebbe fatto rasare foreste intere per riuscire appena a scaldarsi un po’ le ossa in inverno? Infatti la casa è stata la prima casa provvisto dall’elettricità nei Paesi Baschi a un’epoca o l’elettricità era riservata all’illuminazione pubblica e agli edifici della Repubblica. Semplicemente Rostand ha chiesto all’ingegnere che si occupava della stazione idroelettrica della zona di potere collegarsi alla rete. Un generatore fu sistemato nelle scuderie e Rostand ebbe l’elettricità! E non parliamo di quattro lampade perché la potenza elettrica che poteva ricevere Arnaga era l’equivalente di quella di uno stadio di calcio odierno. Quindi elettricità e riscaldamento a pavimento era già la norma ad Arnaga nel 1906. Bene, allora Rostand che era teatrante quando riceveva della gente, aveva, durante i pranzi, un piccolo campanello elettrico nascosto e lui lo usava per fare apparecchiare e sparecchiare la tavola dalle domestiche. E tutti gli invitati di essere allibiti davanti a questo balletto. Ma come, mentre tutte le porte sono chiuse, fanno le domestiche dalle cucine nel sottosuolo per sapere quando ci vuole portare un piatto o sbarazzare la tavola? si chiedevano i poveri diavoli tornando a Parigi con questa enigma da risolvere in mente. Dunque vedete niente sembra potere offuscare la felicità della famiglia Rostand. Ma finalmente, Rostand, questa villa di Arnaga perché veramente l’ha fatta edificare? Sicuramente c’era l’angoscia di lasciare un’opera, una poesia di pietre e di verdura come lui diceva, qualcosa che sopravvivrebbe alle sue opere letterarie dopo la sua morte. Le opere letterarie cadono nel dimenticatoio, le case tipo Arnago rimangono per il postero. E lui, nel fondo, non pensava che il suo successo fosse una cosa acquista per sempre. E, su questo, purtroppo, il poeta non aveva torto. Siamo nel 1910, Rostand, dopo anni e anni di lavoro, scrive le ultime battute dell’opera teatrale Chantecler che lui pensa essere il suo capolavoro assoluto, che dovrebbe aver ancora più successo di Cyrano de Bergerac. Io, Chantecler, non l’ho mai visto al teatro, ma so che è la storia di un gallo che pensa che è lui ogni mattina che fa sorgere il sole, di un merlo che pensa conoscere le arie che avranno successo prima degli altri, di un pavone che si crede sempre vestito all’ultima moda….Rostand, secondo la leggenda, avrebbe avuto l’idea dell’opera osservando un gallo particolarmente vanitoso nel pollaio di Arnaga…insomma, attraverso il gallo Chantecler, Rostand vuole denunciare la società del suo tempo. La prima di Chantecler è un flop colossale. In una sera, Rostand era diventato milionario con Cyrano de Bergerac, in una sera, Rostand si ritrova rovinato, non solo per i costi faraonici dello spettacolo, ma anche perché i diritti d’autore che lui ha preso in anticipo per Chantecler sono stati  inghiottiti nella villa di Arnaga ed è ovvio che l’opera non sarà mai più data nei teatri parigini dopo il fiasco. I soldi sono una cosa, ma anche la reputazione di poeta di Edmond Rostand è a pezzi. Rostand perde assolutamente tutto in una sera. La gente non si riconosce assolutamente in questi animali. Lo spettacolo non è capito ed è giudicato grottesco. La critica lo massacra. Il disastro è assoluto. Dunque Rostand si rinchiude ad Arnaga e non vuole più sentire parlare di Chantecler tranne che tutto è là per ricordargli il disastro e ci sono stanze intere che lui ha fatto decorare alla gloria di Chantecler durante la costruzione della casa. Le domestiche non hanno il diritto di evocare Chantecler, gli amici che vengono da Parigi sono imbarazzati e gli mentono un po’ per risollevargli il morale. Non c’è niente da fare. Il poeta cade in una profonda depressione e da questo anno 1910 fino alla sua morte, Rostand avrà solo un successione di sfortune. (penso alla separazione con la moglie. Loro si adoravano, ma vivere continuamente in questo clima…). Esco dalla villa per passeggiare nel giardino alla francese. Dopo la nebbia di questa mattina, il sole comincia a sorgere in mezzo alla poesia di pietre e di verdura. Un gallo si mette a cantare.

Bordeaux: le mummie sotto la grande piramide dei bordolesi che spaventarono Victor Hugo, Théophile Gautier e mia mamma!

E sì, cari lettori, a Bordeaux abbiamo una piramide e delle mummie. Diciamo avevamo delle mummie perché, una trentina di anni fa, sono state seppellite nel cimitero della Certosa, ma sembra che siano tornate nella cripta sotto la piramide come l’ho scoperto, per caso, un’estate di due anni fa. Siete già venuti a Bordeaux e non avete visto di piramide? Allora, avete guardato male perché la piramide dei bordolesi è alta 115 metri e si vede in un raggio di 40 chilometri: è il campanile della basilica di Saint-Michel che i bordolesi chiamano semplicemente la “guglia”. Bene. Allora, sapete che una guglia si chiama in architettura una “piramide” e quella del campanile di Saint-Michel fa 48 metri di altezza. C’è un sacco di storie straordinarie a proposito di questo campanile. Per esempio, diciamo la “flèche” (guglia) e non il campanile perché la guglia fu abbattuta da un uragano nel 1768 e ricostruita solo un secolo più tardi. Secondo me, è tipicamente bordolese questo senso dell’umorismo che consiste a chiamare “guglia” un campanile senza guglia. Torniamo adesso alla nostra storia delle mummie che si trova(va)no nella cripta sotto il campanile. Stavo seduto con un amico ad un tavolino nel dehors di un bar in piazza Saint-Michel di fronte al campanile, vicino una coppia di turisti italiani che stava raccontando la loro ascensione fino alla vetta del campanile. Ed io, provavo un po’ di nostalgia perché avevo passato una stupenda giornata in compagnia di un’amica italiana, lettrice di Bordeaux e dintorni, la settimana precedente e avevamo riso sentendo parlare italiano in ogni angolo della città; una cosa strana per lei come per me perché, una volta, il turista italiano era una merce piuttosto rara a Bordeaux. Va bene, e anche se la coppia parlava forte, non è una scusa: ascoltavo distrattamente il loro chiacchiericcio e ad un momento uno dei due ha evocato le mummie della cripta dicendo che ci si proiettava un piccolo film che raccontava la storia delle mummie di Saint-Michel, ma non valeva i 5 euro spesi perché non si capiva niente a questa storia delle mummie ea questo maledetto film in francese e meno male che nel prezzo c’era l’ascensione del campanile e il panorama mozzafiato sui tetti di Bordeaux…Ma io non ascoltavo già più perché alla parola “mummie” una nebbia è caduta davanti ai miei occhi e il mio sangue si è agghiacciato nonostante il caldo africano che avvolgeva la città. Mi è tornato in mente la storia delle mummie bordolesi, questa leggenda che mi raccontava la mia nonna insieme al tesoro di Napoleone nascosto in una pile del Ponte di Pietra. Figuratevi che le mummie bordolesi erano dei cadaveri che generazioni di bordolesi, per quasi due  secoli, sono andati a vedere ed a toccare nella cripta sotto il campanile. Una specie di rito iniziatico e anche le scuole mandavano gli allievi in gita scolastica, non ad Arcachon o all’oceano, ma a Saint-Michel per toccare quei morti. Erano altri tempi, ma non troppo lontani perché mia madre che ha solo venti anni di più di me è andata con la scuola a fare il pellegrinaggio nella cripta delle abominazioni; una scena degna dell’inferno di Dante secondo lei. Forse, vi chiedete come mai c’erano queste mummie a Bordeaux? E quindi devo fare un piccolo punto storico. Una volta, intorno alla basilica e al campanile non c’era la ridente piazza multietnica di oggi, ma il più grande cimitero di Bordeaux, qualcosa di piuttosto lugubre e anche il campanile fu edificato su un immenso carnaio. Nel 1791, dopo la Rivoluzione francese, una legge è votata per sopprimere tutti i camposanti che si trovavano dentro le città; era una legge di salubrità pubblica allo scopo di evitare le epidemie. Dunque, il cimitero di Saint-Michel è sgomberato fuori città, ma la cosa straordinaria è che sono scoperti 70 corpi perfettamente conservati, come se fossero stati seppelleti la vigilia se volete, grazie al sottosuolo ricco in carbonato di calcio. A cosa assomigliavano queste persone che vissero durante il medioevo e che riapparivano sotto gli occhi sbalorditi delle autorità municipali? Avete in mente la mummia preistorica Otzi scoperta in Alto Adige, allora, avete un’idea dell’aspetto delle mummie bordolesi, perfettamente conservate ma con la pelle completamente conciata come se fosse del cuoio. Ovviamente, la storia non finisce qui perché un bordolese, più furbo degli altri, decide di guadagnare soldi organizzando una specie di truffa ai danni dei bordolesi e della gente che veniva visitare Bordeaux; era l’epoca in cui i bordolesi andavano in autunno alla fiera in piazza dei Quinconces solo per rabbrividire davanti ai mostri ed altri fenomeni da baraccone. Quindi il tizio decide di esporre i cadaveri nella cripta del campanile in un girotondo macabro. Non dimenticate che il luogo era particolarmente lugubre e che il campanile era quasi in rovina, sviscerato, con la sua freccia mancante. Bene andiamo fino alla cripta e vi racconterò il resto della storia che ha spaventato l’Europa intera. Mi sorprende la cripta perché avevo immaginato delle catacombe ed è una stanza circolare piuttosto banale, grande quanto il mio salotto. Ovviamente, anche quando mia mamma ci è andata con la scuola, ci si penetrava nell’oscurità totale e solo la guida aveva una specie di fanale per dare un po’ di luce. L’ufficio del turismo ha sistemato qualche sedia e uno schermo dove è proiettato il film e una registrazione della voce della guida che faceva la visita negli anni 1960. C’è una famiglia inglese che aspetta insieme a me l’inizio del film e meno male che uno dei bambini inglesi ha capito che ci voleva passare davanti una cellula elettrica per avviare il film, altrimenti sarei ancora nella cripta ad aspettare l’inizio del film. Loro guardano il film, indifferenti, e io appena ho sentito la voce della guida che ho avuto la voglia di urlare tanto la voce raccontava delle cose atroci in un modo banale, e poi c’è questo accento bordolese quasi soprannaturale che stranamente rotola le erre. Non so spiegarlo, ma è qualcosa di orrendo e che mi ha dato subito la pelle d’oca. Dunque i cadaveri incartapecoriti erano in piedi, in cerchio lungo il muro e un mucchio di ossa si trovava al centro della cripta. Il truffatore raccontava che era l’aria della cripta che aveva la facoltà meravigliosa di conservare i corpi che ci erano stati seppelliti da secoli, e poi aveva creato tutto un imbonimento in cui le mummie avevano tutte avuto un destino tragico che finiva insanabilmente in una morte terrificante e che lasciava il visitatore ghiacciato dal terrore. Il numero ebbe un tale successo che un articolo è pubblicato nella guida dello straniero in visita a Bordeaux e tutta la Francia vuole vedere le leggendarie mummie bordolesi. E tutti i personaggi famosi e gli scrittori francesi si lasciano abbindolare da questa truffa. Théophile Gautier fa un resoconto particolarmente spaventoso della sua visita alla cripta di Saint-Michel nel suo libro intitolato: viaggio in Spagna, in cui il tizio scrive tremendo: “l’immaginazione dei poeti e dei pittori non ha mai prodotto incubo più orribile. I capricci mostruosi di Goya, le diavolerie di Callot non sono niente nel confronto di questo. Dovete immaginare, cari lettori, la guida passare da uno spettro all’altro con il suo fanale, colpendo il cuoio della pelle per produrre un rumore di tamburo. Victor Hugo, completamente sconvolto scriverà pagine e pagine per esorcizzare l’esperienza e, per esempio, scrive dopo la visita alle mummie, a proposito di un ragazzo che sarebbe, secondo una sciocchezza della guida, stato seppellito vivo e si sarebbe rotto le unghie tentando di uscire dalla bara: “Non si sente più questo grido, lo vediamo, è orribile!” Anche Gustave Flaubert si lascera abbindolare dallo spettacolo delle mummie e da questa misteriosa cripta che ha il potere di conciare gli uomini. Io non ho bisogno di toccare le mummie per essere terrorizzato. Tremo solo a sentire la voce registrata 50 anni fa raccontare la storia delle mummie: “Qui potete vedere un’intera famiglia avvelenata da funghi; quello li è uno scaricatore morto da una eviscerazione; quello è un generale romano ucciso in un duello, potete vedere ancora la traccia lasciata dalla sciabola; queste ragazze sono le cancerose con i seni forati….Nel 1979, le mummie erano talmente rovinate che sono state seppellite in un angolo anonimo del cimitero della Certosa. Mi restava a lasciare questo inferno dantesco e  fare l’ascensione fino al paradiso cioè alla vetta del campanile di Saint-Michel per ammirare il cielo sopra i tetti di Bordeaux e rimettermi di questo balzo nel passato.