Gioco: Indovina il clandestino!

Credo sia lo scatto più divertente dei Mondiali di Russia 2018! 😉

Annunci

Un anno nel mio Médoc: Luglio.

Il caldo dei pini è il profumo della luce; lo scricchiolo dei miei passi sulla garbai* è il rumore della luce; il malva della fioritura delle brughiere sotto i pini è il colore della luce. Dopo ore, finalmente la foresta è dietro di me e, ora, mi arrampico sulla montagna di Faraone. All’inizio non è troppo difficile e cammino normalmente. Quando arrivo tra le immortali, il vento soffia e, per evitare di mangiare sabbia, devo camminare come i gamberi. Le gambe mi fanno male e ho difficoltà a respirare. L’ultima parte è ancora più difficile tanto il vento soffia forte. I miei polmoni mi bruciano e ho un gusto di sangue in bocca. Devo camminare gattoni sulla sabbia incandescente per raggiungere la cima. Sono vinto dalla montagna di Faraone. Mi sdraio tra i gourbet* per riposarmi osservando i gabbiani volando verso Nord. Non sono andato sulla montagna di Faraone da almeno due anni e, quando scendo verso l’Oceano, sono sorpreso di vedere delle strane vestigia a forma di spirale, come se i venti delle tempeste invernali avessero disincagliato dalla sabbia i resti di un’antica civiltà dimenticata. Mi sistemo presso un vecchio pino pietrificato che giace sulla spiaggia. Dalla mia posizione, le vestigia a forma di spirale, sul fianco del Faraone, assomigliano ai resti fossili di qualche mostruosa conchiglia antidiluviana. Non è un enigma per me, grido alla montagna di Faraone. So esattamente di cosa si tratta e questa volta ho vinto io. Mi metto a ridere correndo spensierato verso le onde…

* Garbai: In guascone, la garbaye è il fitto tappeto di aghi di pini marittimi che ricopre il suolo delle pinete.

*Gourbet: Sparto pungente.

Raclure de bidet!

Raclure in francese sono i residui della raschiatura. In senso figurato une raclure è un essere miserabile, spregevole, una feccia quindi raclure de bidet non c’è troppo bisogno di spiegazione.

In ufficio. Osservo la scena e sono totalmente incredulo perché non ho mai  sentito gente insultarsi in quel modo grottesco:

Collega 1: (sottovoce): Mi dici?

Collega 2: (sottovoce): Ti dico!

Dopo una decina di minuti di Mi dici? Ti dico! loro cominciano ad alzare la voce:

Collega 1: Mi dici?

Collega 2: Ti dico!

Non si fermano più e io ho difficoltà a conservare il mio serio davanti a quei due cretini e i loro Mi dici? Ti dico! Ora stanno addirittura urlando:

Collega 1: Mi dici?

Collega 2: Ti dico!

Mentre mi sto chiedendo: Ma dove sono i bordolesi di una volta e il loro linguaggio colorito? il mio telefono squilla. Riconosco il numero. Ah un relitto dell’antica Civiltà bordolese, penso. Non ho il tempo di dire pronto che sento un affettuoso: Dimmi raclure de bidet…Buongiorno anche a te mamma! rispondo. Ma cazzo, cosa sono quei urli che sento dietro di te! lei esclama. E io di raccontare la scena che si svolge sotto i miei occhi. Lei scoppia dal ridere e anche io mi metto a ridere. I due colleghi hanno smesso di urlare e mi guardano.

Collega 1 e collega 2: Cosa stai dicendo di noi?

A quel punto mi viene la voglia di passare loro il telefono, ma i due tizi e i loro Mi dici? Ti dico! sarebbero demoliti in due secondi da mia madre e il suo linguaggio fiorito! Mi passi i due pimpoy? (buffoni in bordolese) chiede già mia madre. Resisto. No, mamma! Non sono così crudele e poi ti conosco, me li mandi in malattia e mi ritrovo con il doppio di lavoro….

Collega 1 e collega 2:  Cosa stai dicendo di noi?

Io: che dovete ringraziarmi perché vi ho salvato il culo! Non mais.

 

 

Bordeaux: Velieri sulla Luna!

 

Velieri nel porto di Bordeaux. Corot Jean-Baptiste Camille (1796-1875). Museo del Louvre. Parigi.

Cari lettori e care lettrici, cliccate la pagina del quaderno di schizzi di Camille Corot per imbarcare a bordo del Marco Polo e contemplare velieri sulla Luna.

Meno male che c’è Alexa!

Pubblicità francese per un gadget Amazon.

Uccidetemi. Quando sarò tanto lobotomizzato che, invece di pensare a guardare dalla finestra se piove, chiederò a un gadget Amazon. Uccidetemi. Il giorno in cui sarò diventato tanto pigro che, invece di muovermi il culo per accendere la luce o cercare una ricetta di torta di mele, chiederò a un gadget Amazon. Uccidetemi. D’accordo forse sto esagerando un po’ perché sono delle futilità. Ma comunque, il giorno in cui  sarò  dipendente da un gadget Amazon al punto che non vedrò più mia figlia, che non sarò più capace di dialogare con lei. Che lei per comunicare con me e annunciarmi della sua omosessualità, avrà bisogno dell’aiuto del coso Amazon. Allora sì, uccidetemi.

 

Viaggio da La Rochelle fino alla baia delle balene: ultima parte.

Domenica mattina verso le nove sul porto di La Rochelle. Osservo i turisti imbarcare sui traghetti con le loro bici per l’isola di Ré e la bici è il modo migliore per circolare e scoprire i paeselli che fanno tutto il fascino dell’isola; senza bici o macchina, in un pomeriggio, non fate quasi niente sull’isola di Ré tranne a restare intrappolato nei dintorni di Rivedoux con la veduta sul ponte a pedaggio e il porto industriale di La Rochelle. A me non piace la bici e e non sono venuto a La Rochelle in macchina, ma in treno. Quindi è la ragione per cui non mi attardo troppo sul porto perché devo recarmi antistante alla stazione per prendere la corriera numero 3 che porta la gente da La Rochelle fino all’isola di Ré e che serve tutti i paeselli dell’isola per solo qualche euro. È cosiÌ€ che fanno gli allievi dell’isola che frequentano le scuole di La Rochelle. Ovviamente non prendono i traghetti e i genitori non vanno a fare cinquanta chilometri ogni giorno in macchina per accompagnare e cercare i rampolli a scuola. Io ho preso la corriera dalla scuola materna fino alla fine dei miei studi e la prendo ancora oggi quindi non mi disturba affatto. Alla stazione sono il solo passeggero, ma davanti al liceo di La Rochelle è tutta un’altra storia visto che c’è una scolaresca tedesca che sale sulla corriera e che siamo bloccati perché quei fottuti adolescenti tedeschi e i loro professori pagano i loro biglietti con delle monetine di rame come fanno le vecchiette francesi nei supermercati. La signora alla guida della corriera lo prende con umorismo e la ammiro perché io ne avrei fatto una crisi di nervi.”Laisse gaux!” lei grida, entusiasta, ed eccoci ripartiti verso l’isola di Ré. Alla fermata seguente, due donne con un adolescente e un cucciolo di Labrador salgono a bordo. Una delle due donne e l’adolescente trovano a sedersi davanti mentre l’altra donna con il cucciolo di Labrador si siede nel fondo davanti a me. Lei puzza, ma puzza di marea tanto che certi giovani tedeschi scappano verso i posti davanti. La signora vuole ingaggiare la conversazione in inglese con un’adolescente tedesca che non degna rispondere. Lei non insiste. Fottuta kartoffel, la sento balbettare arrabbiata. Un’abitante dell’isola, penso. Una che è diventata virtualmente milionaria, dal giorno all’indomani, quando l’isola di Ré ha superato Saint-Tropez nei cuori dei V.I.P e che il prezzo della terra ha raggiunto le stelle; una che è attaccata alla sua terra come una patella alla sua roccia e che non ci rinuncerà mai, anche per tutto l’oro del mondo. Il cucciolo di Labrador è passato sotto la sedia e mi morsicchia le tibie. Non oso dire qualcosa perché ho paura della reazione della donna nei confronti della bestiola. E non manca. Lei vuole assolutamente correggere il cane per educarlo. Quasi la supplico: Niente, veramente è niente signora, il suo cane è adorabile. Scambiamo quattro parole. Questa donna è veramente strana e forse sapete che le patate sono la grande specialità dell’isola di Ré, e bene, figuratevi che, mentre sto parlando con lei, ogni volta che questa fottuta donna vede un campo di patate dal finestrino, lei si mette a saltare sulla sedia e di gridare a squarciagola: Le patate! Le patate! – E anche in tedesco in caso in cui gli altri passeggeri della corriera che l’hanno snobbata non avrebbero capito – Poi lei torna alla conversazione come se niente fosse successo. La conversazione langue e la signora mi torna le spalle e poco dopo la vedo sonnecchiare contro il finestrino. Una cosa divertente è che anche l’autista si mette a urlare a squarciagola ogni tanto, ma lei è per annunciare i nomi dei paeselli e le fermate. Quando lo fa, la pazza al cucciolo di Labrador si sveglia per guardare fuori in caso in cui ci sarebbe l’ennesimo campo di patate da segnalare. Un vero manicomio questa fottuta corriera! Confesso che sono un po’ deluso dai paeselli che attraversiamo, mi aspettavo a altro. Ovviamente c’è l’oceano, ci sono le casette bianche, le monarde e le malvarose che invadono tutto, ma comunque non trovo niente di veramente bello come il paese di Talmont-sur-Gironde in riva al nostro estuario. Tutto mi sembra un po’ artificiale. Forse più a Ovest dove mi sto recando o forse dovrei tornare in un’altra stagione? La scolaresca tedesca scende a prossimità di Saint-Martin-de-Ré mentre so già che la signora con il cucciolo e le sue due comparse vanno al capolinea. La corriera è quasi vuota. Poi sale a bordo una masnada di ragazze che vengono dal cavallo visto che sono vestite per l’equitazione. Mi diverto perché le ragazze portano dei berretti rose dove hanno scritto i loro nomi di guerra che sono piuttosto tosti. Sorrido un po’ meno quando “amazzone lubrica” comincia a farmi occhiolini! Che bellissima odissea questo tragitto fino alla baia delle balene! Ecco la mia fermata in piena campagna, il faro delle balene! L’autista mi avverte di non mancare l’ultima corriera del pomeriggio altrimenti sono buono per tornare a La Rochelle in autostop. Realizzo subito che sono stato presuntuoso quando ho preparato la gita su internet. Dopo la visita del faro, volevo andare a pranzare ad Ars-en-Ré che sembrava a due passi e mi rendo conto che andare a piedi fino a Saint-Clément-des-Baleines sarebbe già un exploit visto che fa mille gradi e che non c’è un fottuto albero su questa fottuta strada provinciale. Sono condannato a passare la giornata a prossimità del faro delle balene. Poi scopro che ai piedi del faro, ci sono i soliti ristoranti di pesce, gli stessi di La Rochelle con i loro menù a base di cozze. Già non creperò di fame. Insieme ai ristoranti, ci sono negozi che vendono tutte le schifezze cinesi tipiche dell’isola di Ré e anche prodotti veramente tipici tipo sale e sapone al latte d’asina. Bene è tempo di andare a vedere il famoso faro delle balene. In realtà ci sono tre fari: la vecchia torre delle Balene edificata da Vauban nel XVII secolo per sorvegliare i pertuis (una parola francese che designa uno stretto tra un’isola e una terra oppure tra due isole) Nord e Sud e avvertire il continente in caso di intrusione di navi inglesi verso l‘arsenale di Rochefort. Il faro più importante e moderno è quello delle balene che è stato edificato nel XIX secolo perché la torre delle balene era troppo arcaica e non abbastanza alta per garantire la sicurezza della navigazione. Di fronte al faro delle balene, in pieno oceano, su un banco roccioso c’è il faro des baleineaux (baleineaux in francese sono i piccoli delle balene). Mentre salgo i 257 gradini del faro, sento un padre dire al figlio che il faro si chiama cosiÌ€ perché una volta le balene frequentavano le acque della baia delle balene appunto e d’altronde la spiegazione si trova anche su internet. Non dico niente, ma so che è completamente falso perché sul sito della biblioteca nazionale, ho scovato un racconto del XVI secolo di un capitano originario delle Charentes e che spiega che queste balene designavano certi scogli pericolosissimi, a forma di balene, e che si trovano al largo della costa ovest dell’isola di Ré; che ce n’era un altro che per la stessa ragione di forma si chiama: la cerva…ecc. La veduta dalla cima del faro sulla baia delle balene è veramente qualcosa e devo dirvi che non sono mai andato più a Ovest su questo pianeta, è una prima per me. Non vi racconto tutto perché sono già stato troppo lungo. Dopo il pranzo sono andato a fare il bagno nelle acque turchesi delle baia delle balene e ho anche fatto una di queste piramide effimere con dei ciottoli che vedete ovunque sulla spiaggia fino alle prossime grosse maree. Ho percorso il sentiero litorale quasi fino al paese di Les-Portes-en-Ré. Poi, sono tornato per prendere l’ultima corriera della giornata. Dentro la corriera, c’era la stessa masnada di ragazze che all’andata. Ribuongiorno “amazzone lubrica” ho detto ad alta voce e tutte le ragazze di ridere….

Un anno nel mio Médoc: Giugno.

Una signora di Beychevelle mi dice che Bordeaux festeggia il vino; che ci sono milioni di turisti che stanno a pintarsi* sui moli tra Bacalan e la Borsa; che ogni sera si sparano fuochi d’artificio come se fosse un 14 luglio senza fine; che c’è una flotta di velieri attraccata lungo i moli che è presa d’assalto dalla mattina alla sera dai pintaire**; che quei coglioni di turisti pagano due cento euro per fare un giretto in nave da Bordeaux fino a Blaye! Che il coso si chiama la Taule Chips qualcosa e che una sua vicina ha visto addirittura le pinassas*** scendere verso Bordeaux giovedì; che, se non ci credo a tutte queste stronzate che lei mi sta raccontando, devo leggere il Sud-Ovest di oggi perché tutto è scritto dentro…

* Pintarsi: ubriacarsi (dal verbo guascone se pintar)

**Pintaire: bevitori (non d’acqua però)

***Pinassas: imbarcazioni da pesca tipiche del Bacino di Arcachon e del Médoc.