Povero Galileo!

Sono sbalordito di leggere sui giornali italiani che la temperatura “percepita” ieri a Ferrara era di 49 gradi. E io di chiedermi come questo 49 è stato ottenuto. 49 fa figo mentre 50 è esagerato e 45 è decisamente troppo basso. Qualcosa che è percepito è per definizione soggettivo e dipende da ogni individuo. Immagino i giornalisti in redazione a tentare di trovare la temperatura “percepita” di oggi. Bene, i freddolosi da un lato, quelli che hanno sempre troppo caldo dall’altro, tutti gli altri al centro. Allora ognuno dice cosa percepisce come temperatura per oggi, poi facciamo una media…Forse, cari giornalisti italiani, non lo sapete, ma proprio in Italia, nel 1607, un tizio che si chiamava Galileo ha inventato uno strumento scientifico per misurare concretamente la temperatura e mettere fine a tutte queste stronzate di temperature percepite: IL TERMOMETRO.

Caspita, che cagnaccio!*

Sono completamente essicato!

*Un freddo cane, un froid de chien…A Bordeaux non si associa mai il cane al freddo come lo fanno gli italiani e i francesi. No, da noi, il cane è sempre associato al caldo, all’afa. La parola bordolese “cagnas” (la s si pronuncia fortemente) significa cagnaccio, ma designa anche il caldo. Se qualcuno vi dice: il fait un cagnas dehors! (fa un cagnaccio fuori!) la persona parla di meteo e si lamenta del caldo. Se qualcuno vi dice: il y a un cagnas dehors! (c’è un cagnaccio fuori!) la persona parla sia di meteo  sia del cane rognoso, cattivo o grosso che lei vede fuori dalla finestra (è ambivalente). Sempre in bordolese, la “cagne” designa sia la cagna sia la svogliatezza, la pigrizia nata dal caldo o no, quindi se non volete fare lo sforzo di andare alla finestra per vedere di cosa sta parlando la persona, le direte: j’ai la cagne. (ho la cagna). Se il vostro interlocutore è simpatico lui capirà il sottinteso cioè “non è che sono pigro, ma con questo caldo non mi sento di fare un movimento quindi se potessi portarmi un’aranciata una volta che avrai smesso di guardare da questa stupida finestra”. Più o meno. Associare il caldo ai cani, gli antichi bordolesi l’hanno anche insegnato ai barbari romani spiegando loro, non senza difficoltà, che il “cagnas” succede in estate quando Sirio, la stella principale della costellazione del Cane, sorge e tramonta con il sole. I romani hanno dato il nome di canicola al “cagnas” poi sono tornati in patria. E forse, mi dico, che i tizi hanno avuto la “cagne” di spiegare la cosa ai figli visto che i discendenti, dopo due mille anni, ne sono ancora a usare l’espressione: un freddo cane… 😉

Parigi: L’enigma del carrousel!

Carrousel è l’equivalente francese del carosello italiano; d’altronde carrousel è una francesizzazione della parola italiana. Pensate che solo al Louvre ci sono tre carrousel: il giardino del Carrousel, la piazza del Carrousel e il centro commerciale del Carrousel. In Francia ci sono migliaia e migliaia di luoghi che sono chiamati carrousel. E bene, credeteci o no, ma non ho mai incontrato un francese o una francese che sappia pronunciare correttamente la parola e non stiamo parlando di una parola inglese, cinese o giavanese, ma di una parola francese! Eppure la regola è semplice e si impara dalla scuola materna: la s intervocalica è sempre sonora in francese. E bene, no! I francesi non vogliono sentire parlare di questa regola per la parola carrousel che viene pronunciata quasi sempre con la s sorda. Io ho la mia teoria su questa stranezza. E’ colpa di una canzone che i bambini francesi imparano da secoli: Cadet Rousselle. Carrousel suona come Cadet Rousselle di cui la confusione… 😉

 

Cadet Rousselle ha tre case, (bis)

Che non hanno né travi né puntoni, (bis).

E’ per alloggiare le rondini,

Cosa direte di Cadet Rousselle?

Ah! Ah! Ah! sì, davero,

Cadet Rousselle è un bonaccio.

 

Cadet Rousselle ha tre abiti, (bis)

Due gialli e l’altro di carta grigia, (bis)

Mette quest’ultimo quando gela,

O quando piove o quando grandina,

Ah! Ah! Ah!….

 

Cadet Rousselle ha tre figli, (bis)

L’uno è ladro, l’altro è malandrino; (bis)

Il terzo è un po’ furbo,

Assomiglia a Cadet Rousselle,

Ah! Ah! Ah!….

 

Cadet Rousselle ha tre grossi cani, (bis)

Uno va alla lepre, l’altro al coniglio; (bis)

Il terzo scappa quando lo si chiama

Come il cane di Jean de Nivelle,

Ah! Ah! Ah!….

 

Cadet Rousselle ha sposato, (bis)

Le sue tre figlie in tre quartieri, (bis)

Le prime due non sono belle;

La terza non ha cervello

Ah! Ah! Ah…

 

Cadet Rousselle ha tre denari, (bis)

E’ per pagare i suoi creditori, (bis)

Quando ha mostrato le sue risorse,

Le rimette nella sua borsa,

Ah! Ah! Ah!….

 

Cadet Rousselle non morirà mai, (bis)

Perché prima di saltare il passo, (bis)

Si dice che impari l’ortografia,

Per far lui stesso il suo epitaffio,

Ah! Ah! Ah!….

 

 

In cui le rose di Maria Antonietta svelano l’ipocrisia dell’autore di questo blog!

Ritratto di Maria Antonietta con la rosa. 1783. Louise-Elisabeth Vigée Le Brun (1755-1842), pittrice. Reggia di Versailles

Un giorno lei è rossa e mi chiede di portarla al cimitero di Montparnasse perché lei vorrebbe inchinarsi davanti al monumento ai Federati. L’indomani lei è bianca e, mentre camminiamo sul boulevard Haussmann per andare al museo Jacquemart-André, lei chiede di fermarsi per raccogliersi alla cappella espiatoria che fu edificata da Luigi XVIII sulla fossa comune nella quale furono buttati i cadaveri di Luigi XVI e di Maria Antonietta nel 1793. So che lei ha una passione per la pittrice Vigée Le Brun e che è particolarmente colpita dal dipinto in cui si vede, prima la Rivoluzione, l’austriaca, felice, raffigurata con i figli. Quindi non sono sorpreso quando la tizia tenta di intenerirmi cominciando a parlarmi del dipinto e del destino tragico dei figli. Sai che dei quattro figli di Maria Antonietta, solo quella che ha lo stesso nome di me raggiunse l’età adulta? Il Delfino morì a otto anni nel 1789. Il fratello, Luigi XVII, morì nel 1795 alla prigione del Tempio. L’altra sorella morì nel 1787 prima il suo primo compleanno…Non mi raccontare niente, traditrice! Quando penso che, ieri, eravamo al monumento ai Federati e che ti ho sentito anche canticchiare il tempo delle ciliegie. Che mi dicevi di volere andare al Sacré Coeur per maledire l’infame monumento! E, oggi, mi dici che vuoi visitare questo coso dedicato alla gloria della tirannide? Vai, vai, serpente, a fare le tue devozioni, a pregare, a inchinarti davanti agli aguzzini dei nostri antenati! Io attraverso solo in fretta questo Pantheon ridicolo e ti aspetto nel cortile…Lei ride e mi fa una smorfia prima di entrare nella cappella…Finalmente, mi dico, sono un po’ tranquillo per passare un momento solo nel cortile e vedere il famoso doppio viale di rosai bianchi Iceberg – la rosa si chiama anche fate delle nevi – piantato quasi cinquanta anni fa e che è un omaggio a Maria Antonietta. La rosa fate delle nevi è un’allusione a un ritratto stra conosciuto di Vigée Le Brun intitolato: Maria Antonietta con la rosa. E ovviamente, ipocrita come sono, per niente al mondo, vorrei che lei mi trovasse ad ammirare un simbolo della monarchia. E ovviamente non manca perché quando lei mi raggiunge nel cortile, sono a meravigliarmi davanti ai rosai. Lei sta ridendo perché mi ha anche visto dalla cappella precipitarmi verso i rosai, appena pensavo che lei fosse fuori dalla mia vista. Poi, la tizia mi mostra una cartolina che lei ha comprata dentro e che è il famoso ritratto di Vigée Le Brun che raffigura Maria Antonietta con la rosa. Lei aggiunge ridendo: “Tenez! C’est pour vous, Monsieur l’Hypocrite.” 😉

 

Médoc: Le damigelle degli ontani.

In giugno, nelle paludi del Médoc, è la stagione delle damigelle. Potete osservarle seguendo il corso dei fiumi tra ontani, piante carnivore e felci giganti. Vedete quei lampi con riflessi metallici blu o verdi sopra le acque rosse dei fiumi? Sono le damigelle che ballano o che giocano a rincorrersi. Osservate la loro danza indolente, i movimenti leggeri e sciolti delle nostre ballerine. Ammirate i loro abiti soffici, le loro ali di garza. Il vecchio Victor Hugo diceva: “la fremente libellula specchia i globi dei suoi occhi nello splendido stagno dove pullula tutto un mondo misterioso.” Bello, no? Ah questi poeti! Ora, osservate con i vostri propri occhi le belle damigelle. Avete notato? Non ballano le crudeli. Non fanno mai un movimento senza un’intenzione determinata e i loro voli non sono mai indolenti. Le damigelle sono sparvieri nel mondo degli insetti e passano il loro tempo a precipitarsi su zanzare e mosche che divorano in volo e risucchiano in un istante mentre i loro grossi occhi stanno già ad avvistare la prossima zanzara. Il loro appetito è insaziabile. E io di ringraziare le migliaia di damigelle-fate della palude che mi permettono di dormire la notte senza zanzare. 😉

 

In cui l’autore di questo blog si innamora nel giardino di Claude Monet!

Non ridete, ma mi sono innamorato dei papaveri orientali del giardino di Claude Monet a Giverny. Conoscevo ovviamente i papaveri comuni che chiamiamo coquelicot in francese, ma i papaveri orientali non li avevo mai incontrati prima di questa visita nel giardino di Monet. Forse ne avevo sentito parlare e ancora non ne sono sicuro, ma una cosa è certa: i papaveri orientali sono completamente sconosciuti nel paese dove vivo. Come dire. Sono rimasto sbalordito davanti a quei fiori. Pensavo che fossero dei papaveri dopati, di quelli che si sarebbero presi qualche ormone, degli americani in qualche modo. Mi sono innamorato subito di questi papaveri che hanno dei fiori grandi e belli da eclissare addirittura le peonie e altri iris del giardino di Monet, di queste varie tonalità che vanno dal rosso il più scuro fino al rosa il più tenero, di questi fogliami di un bel verde cupo. Non vedevo più niente che questi papaveri. Completamente soggiogato il tizio di Bordeaux! Dopo un tempo, sono andato a chiedere delle informazioni presso un giardiniere perché non ne potevo più di ammirare questi fiori senza sapere niente di essi. Il giardiniere si è messo a sorridere davanti alla mia ignoranza e alle mie domande. Non per prendermi in giro, notate; ma perché è qualcosa che gli succede ogni tanto, che un visitatore gli faccia delle domande a proposito dei papaveri orientali. E lui di spiegarmi che quei papaveri perenni sono poco conosciuti in Francia e che sono stato fortunato di venire a Giverny durante la stagione in cui fioriscono altrimenti non li avrei nemmeno notati. Ma io, già tutto innamorato di quei papaveri orientali, cosa mi interessava di più in questa discussione. Una sola cosa. Sapere se potessi coltivarli a Bordeaux! E lui di dirmi che non dovrebbe essere difficile, che essi sono facili da coltivare ovunque. La cosa da fare sarebbe di comprare delle piantine su un mercato la prossima primavera…Io mi sento quasi disperato da questa notizia. Pensate, aspettare un anno! Poi come faccio a procurarmi le piantine visto che, dove vivo, non sanno probabilmente niente di quei bellissimi papaveri orientali. Lui ride vedendo la mia faccia. Mi lascia finire. Altrimenti lei si compra una bustina di semi e basta seminare tra giugno e luglio, un po’ all’ombra, in piccoli solchi separati da 20 centimetri per facilitare il diradamento delle piantine a 10 centimetri tra esse. Poi, se lei vuole trasferire le piantine in altre aiuole, l’operazione si fa in settembre-ottobre o in febbraio-marzo. L’importante è di lasciare almeno un intervallo di 30 centimetri tra le piantine. L’anno prossimo, lei avrà dei papaveri orientali nel suo giardino. Questo giardiniere è tanto simpatico che lui mi dà anche le varietà più interessanti e più belle da coltivare che sono Princesse Louise, Bonfire, Perry White e Corinna. E anche se ho una buona memoria, mi scrivo tutto su una carta. Dunque di ritorno a Bordeaux, mi metto a cercare una bustina di semi di papaveri orientali. E finalmente riesco a mettere la mano su una presso il mio vivaista. All’inizio lui non sapeva nemmeno di cosa stavo parlando con la mia storia di papaveri orientali. Lui ha telefonato a un amico che ha telefonato a un amico…e, dopo una settimana, il tizio mi ha telefonato per dirmi che era riuscito a procurarsi una bustina. E lei deve dimenticare tutte le varietà esotiche citate perché sono semi di papaveri orientali di colore rosso. E niente altro. Ieri, mi sono preparato il terreno, ho seminato, ho annaffiato e non ne posso già più di aspettare i primi germogli…

Uno scatto qualunque a Giverny.

A Giverny hanno anche loro una chiesa Santa Radegonda come abbiamo noi, abitanti dell’estuario della Gironda. Mentre il cimitero della nostra chiesa Santa Radegonda è tutto fiorito e ridente quanto il giardino di Claude Monet a Giverny, il cimitero della loro chiesa Santa Radegonda a Giverny è di una tristezza assoluta. Quasi da sembrare abbandonato. Il cimitero è dietro la chiesa e ci vuole salire un cammino tutto scassato e, a mezzo cammino, sulla destra c’è la tomba della famiglia Monet. Lei mi sta raccontando di Camille, la prima moglie di Claude Monet, che è raffigurata in tanti dipinti di Monet e come la seconda moglie di Monet, Alice Hoschedé, chiese al marito di distruggere tutti gli scatti che lui aveva di Camille e tutta la loro corrispondenza. Poi, lei mi fa notare quattro poveri papaveri che fioriscono sul cammino davanti alla tomba di Monet e altri che crescono anche nelle crepe dei muri della chiesa. Lei sorride e dice che la povera Alice deve rivoltarsi nella tomba alla vista dei papaveri. Ed è vero, sto pensando, che i papaveri evocano insanabilmente l’immagine di Camille che è questa donna che sta passeggiando in mezzo ai papaveri nei dipinti di Monet. Così Camille è un po’ con Monet e i figli, dico. E poi anche per Alice la fioritura di quei quattro papaveri deve essere la cosa più aspettata e più incantevole del mondo, se pensi che loro sono seppelliti in quel luogo assolutamente lugubre che è allietato solo dal rosso di quei quattro poveri papaveri durante la bella stagione. Lei sorride di nuovo e mi dice che non trascurano abbastanza il cimitero e che dovrebbero l’abbandonare completamente, così in qualche anno il luogo sarebbe sommerso dai papaveri. Sai come i papaveri sono invasivi. So che lei mi punzecchia perché fa anni che tento di coltivare dei papaveri e si piacciono dappertutto tranne nel mio giardino. Ma comunque trovo bella la sua idea di un cimitero impressionista. Scendiamo il brutto cammino per raggiungere la strada e lei si mette a cantare una canzone francese di una volta. Gentil coquelicot, Mesdames. Gentil coquelicot nouveau. Due bordolesi pazzi a Giverny.