Piante carnivore delle paludi bordolesi!

In certe paludi della regione di Bordeaux, quelle che hanno i suoli più poveri e acidi, le piante carnivore sono davvero endemiche e sto pensando all’utricolaria che è una pianta acquatica dai fiori gialli, ma anche alle drosere che vedete sopra e che ho fotografato non lontano da casa mia. Ci sono due tipi di drosere che potete osservare nelle nostre paludi: La drosera intermedia oppure  la rotundifolia. Le foglie possiedono lunghi peli che secernono una gocciolina di liquido appiccicoso. L’insieme delle goccioline costituisce la mucillagine (in francese si dice mucillage e la parola è maschile). La luce rispecchiando sulla mucillagine attira la preda che crede vederci una gocciola di nettare si ritrova intrappolata mentre la foglia si sta già richiudendo. Brividi. Ovviamente, se non conoscete le drosere, non le osservate mai perché ci vuole un occhio di lince per vederle tra le brughiere e le erbe tanto sono minuscole in quel stagione. E anche al massimo della loro crescita non superano mai la metà del semicerchio che potete fare tra il pollice e l’indice della vostra mano (d’accordo non è una misura troppo scientifica!). Forse mi direte che non sono spettacolari nei confronti di altre specie di piante carnivore. E io vi dico che cambierete idee quando le vedrete catturare addirittura libellule nelle nostre paludi. E, credetemi, può succedere. Perché le drosere hanno gli occhi più grossi della pancia come si dice da noi.

 

Viaggio nel Paese dalle fontane miracolose.

Il Sudovest della Francia è certamente la regione del Mondo che conta il più grande  numero di fontane miracolose o piuttosto guaritrici come si dice da noi. E non vi sto parlando di Lourdes o delle nostre innumerevoli città termali, ma di tutte le fontane miracolose che si trovano in Guascogna marittima cioè nelle Landes di Guascogna. Semplicemente, non c’è un paesello che non ha la sua fonte magica, o due, o tre. Anche non lontano da casa mia c’è una fontana detta miracolosa che è associata a una bellissima leggenda, vi porterò a visitarla in autunno ma, per il momento, ne vediamo un’altra dove mi ha portato la strega.
Abbiamo seguito tanti affluenti e meandri del fiume Leyre a Sud del Bacino di Arcachon che sono completamente disorientato e, senza la strega, non potrei mai più ritrovare il mio cammino attraverso l’immensità della foresta. Nuvole di zanzare mi stanno succhiando il sangue nell’oscurità della foresta galleria e quando dobbiamo lasciarla perché le rive del fiume sono impraticabili, allora è ancora peggio perché mi metto letteralmente a cuocere sotto il sole che sta arroventando le pinete. Io mi sto trascinando mentre la strega, lei, sta camminando indifferente a tutto. Mi dico che lei deve tenere molto a me per aver intrapreso tutto questo periplo. Una volta, lei dice, le donne guadagnavano un po’ di soldi raccogliendo le sanguisughe nel fiume. Semplicemente mettendosi le gambe in acqua, le gonne alzate. Sempre in gruppo però perché le sanguisughe hanno uno strano potere, quello di trasmettere sogni piacevoli. Credi di sognare a qualche galante e, in realtà, sei nel fiume con le sanguisughe ti stanno succhiando tutto il sangue. E senza le altre donne per intervenire, diventi troppo debole per risvegliarti. Aqua che guarisce e acqua che fa crepare. Poi, lei mi indica certe piante carnivore e buchi nelle querce che ospitano pipistrelli durante il giorno. Finalmente, dopo ore e ore, arriviamo a una radura in mezzo alla foresta dove sorge una vecchia chiesa romanica. Ora so esattamente dove siamo, è una chiesa dedicata all’arcangelo Michele, costruita nel XI secolo, ai tempi di Eleonora d’Aquitania che nacque nel paese accanto, d’altronde. Difficile da immaginare, ma la piccola chiesa ha visto passare la metà dell’Europa durante il Medioevo perché era situata sul cammino di Compostela, sulla via di Parigi. Una volta, c’era un villaggio intorno alla chiesa, ma si è spostato come si faceva allora in questo  paese di dune mobili e di paludi infinite. Guardo la strega che contempla la foresta verso l’ovest e so che lei vede delle cose che non posso vedere: Quattro case miserabili, dei greggi di pecore sorvegliati da pastori su trampoli, la malaria e la fame. E poi, tutti quei pellegrini che arrivano davanti alle case, pieni di zecche e di malattie, superstiti alla traversata del Paese Mezzo Morto. E gli abitanti di osservarli a bere l’acqua degli antichi fiumi, già pronti a ripartire attraverso le paludi, confermando ai pastori quello che sanno dalla notte dei tempi: Qui le acque sono magiche. Entriamo nella chiesa per trovare un po’ di freschezza. La strega ha un po’ di religione perché, in un’altra vita, lei è andata a scuola dalle suore a Bordeaux. Allora, lei si mette a raccontarmi cosa dicono gli affreschi appena visibili. Si leggono come libri per bambini, ricordo di un tempo dove la gente non sapeva leggere: Qui è il racconto dei tre morti, li sono le opere di misericordia, quello è la storia dell’impiccato e della gallina che avverte il pellegrino del pericolo che costituisce gli alberghi sul cammino…Usciamo dalla chiesa perché abbiamo ancora tanta strada da fare per raggiungere la fontana miracolosa che si trova dietro una chiesa simile a quella. Io non devo guardare quello che fa la strega – probabilmente qualche rituale antico – solo bagnarmi il piede nel fiume. Forse vi chiedete cosa guariscono i nostri fiumi. Un sacco di cose, ma principalmente  le malattie di pelle e l’anemia. E come ho detto che mio piede mi bruciava, la strega mi ha portato in una fontana che lei pensa efficace contro questo male. Io vi direi, e basta guardare il colore dell’acqua, che tutti quei fiumi hanno le acque sia ferruginose sia solforiche quindi non possono farmi del male, anzi! Ovviamente queste pratiche sono antichissime visto che alcuni oggetti preistorici sono stati ritrovati addirittura in certi di quei fiumi. Poi il culto è stato cristianizzato e tutte le fontane miracolose sono state dedicate a un santo oppure a una santa. É qualcosa di abbastanza  divertente perché spesso è legato a un gioco di parole oppure a un aneddoto. Mi bagno i piedi e ve lo racconto. Posso dirvi che sono al paradiso con i piedi nell’acqua fresca con questo caldo! Dunque i tre santi principali della Guascogna sono anche quelli che hanno più fontane miracolose dedicate. La prima è Santa Quiteria che è la patrona della Guascogna. Una principessa visigota che voleva convertirsi al cristianesimo e che fu decapitata nel comune di Aire sur l’Adour nelle Landes. E bene, credeteci o no, ma la ragazza si è  presa la sua testa sotto il braccio ed è scesa la collina dove si è messa a scaturire una fonte. Se avete problemi di emicrania dovete trovarvi una fontana Santa Quiteria e non mancano! Il secondo Santo della regione è San Chiaro e tutte le fontane dedicate a San Chiaro sono ottime per i problemi di vista. Il terzo è Sant’Eutropio e le fontane che hanno questo nome guariscono ovviamente gli storpiati. Ne avete altre. Le fontane di
San Lorenzo guariscono le malattie di pelle perché il tizio è finito al Barbecue. Le fontane di San Giovanni guariscono tutti i mali a patto di raccogliere l’acqua a mezzanotte, la notte della San Giovanni. Va bene, non vi faccio un elenco che la strega ha finito le sue devozioni! Lei mi asciuga il piede con un fazzoletto che lei attacca al ramo di un albero. Così il mio male si trova nel fazzoletto e se qualcuno lo stacca, lui si prenderà il male. Speriamo. Devo ancora offrire una monetina di due euro al santo o piuttosto all’antico Dio del fiume come credo io. Poi usciamo dalla foresta e prendiamo la vecchia strada provinciale per tornare all’auto. La strega si trova un bel biglietto di dieci euro sul cammino. Un po’ più tardi, ci fermiamo alla panetteria delle paese dove con i soldi compriamo dei “broyés du Poitou”. La strega ride dicendo che è la mondializzazione che permette di trovare dei dolci delle Charentes in Gironda. Guardo il flusso di auto pieni di vacanzieri che si dirigono verso Arcachon. Sembrano appartenere a un altro universo…

Geografia: Qual è la differenza tra Garonna e Gironda?

Il fiume Gironda.

Un lettore mi chiede come si mangiano i cannelé. Con appetito risponderei. Ora una domanda più difficile dalla parte di un altro lettore: Che differenza c’è tra Gironda e Garonna? La domanda mi ricorda la prima volta che ho soggiornato in Italia e che ho scoperto esterrefatto, insieme alle patatine al forno, che gli abitanti di questo strano Paese chiamavano assolutamente qualsiasi corso d’acqua: FIUME. Mi lasciava assolutamente sbalordito questa cosa. La ragione ne è abbastanza semplice, credo. La parola fiume assomiglia alla parola francese “fleuve”. E io un “fleuve” ne ho uno, la Gironda, che fa fino a 11 km di larghezza quasi davanti a casa. Allora immaginate la mia stupefazione di sentire la parola fiume che associavo alla parola fleuve – e quindi a qualcosa di maestoso – per designare qualsiasi piccolo corso d’acqua. Era la cosa più strana e divertente del mondo. In francese facciamo una distinzione tra fiume (fleuve) e fiume (rivière). Dunque la Francia ha quattro fleuves cioè quattro grossi corsi d’acqua che si gettano in mare: la Senna, la Loira, La Gironda e il Rodano. Tutti gli altri fiumi vengono chiamati rivières perché sono sia affluenti dei fleuves sia non abbastanza importanti per meritare il nome di fleuve. Quindi a Bordeaux ci sono tre fiumi: La Garonna e la Dordogna che sono delle rivières e la Gironda che è un fleuve. La Gironda nasce al livello del Bec d’Ambès dall’incontro tra la rivière Garonna e la rivière Dordogna. Poi la Gironda è un fleuve particolare perché è un estuario cioè che è sottomesso due volte al giorno alle maree oceaniche su tutta la sua lunghezza. E noi, gente del Médoc, come chiamiamo la Gironda:  fleuve, estuario o Gironda? Noi diciamo semplicemente rivière come se fosse il piccolo corso d’acqua che scorre dietro la vostra casa. Strano, no? Probabilmente la leggendaria modestia della gente del Médoc. Va bene, la lezione è finita. Potete andare a prendere un’aspirina! 😉

I tre fiumi di Bordeaux al Bec d’Ambès. La Garonna a sinistra si unisce alla Dordogne a destra per formare la Gironda.

 

 

 

 

Il gatto che faceva delle confetture.

Il mio gatto ha una passione per il formaggio, non tutti i formaggi però, il formaggio molto stagionato, quello che ha un sapore forte e che noi umani abbiniamo di solito con della confettura o del miele. Notate che la bestiola non è gretta purché sia stagionato dopo che il formaggio sia toma dei Pirenei o provolone, lei se ne frega. É tutto uno spettacolo di vedere il gatto mendicare un pezzo di formaggio dopo il pranzo della domenica. Non vedete l’animale della settimana e, misteriosamente, quando arriva il piatto di formaggi della domenica a tavola, il gatto appare ai vostri piedi a chiedere la sua parte. Poi questo gatto è tanto gourmet che non potete immaginarvelo. Quando lui vede abbinare il formaggio con della confettura, lui si mette a guardarci come se fossimo gli esseri umani più spregevoli di questo universo. Lui non ha bisogno di parlare e capiamo subito il suo pensiero: “Miserabili! Siete ancora a rovinare questo ottimo formaggio abbinandolo con queste orrende confetture! Siete veramente dei barbari!” E lui preferisce andare a mangiare il suo pezzo di formaggio altrove piuttosto che assistere a questo spettacolo schifoso. Ma lo vedreste fare a snobbarci portando in bocca la sua leccornia fuori, fiera come Artabano la bestiola! Completamente sorda alle mie recriminazioni: “Vai, vai, caro marchese, che qualcuno ti ha trovato in strada e che sei arrivato a casa mia in una scatola per scarpe cinesi. Vai, e cambia di albergo se non siamo abbastanza  raffinati  per te. Pensate un po’ che la bestiola mi ascolta! Parlare con questo gatto è come pisciare in un scolapasta! Da qualche tempo, non c’è più  formaggio a casa la domenica perché il pastore dietro casa mia, ha portato il suo gregge di trecento pecore in vacanze nelle montagne dei Pirenei e tornerà nel Médoc solo in settembre. Il gatto è alla dieta. Nel Médoc, ormai è la stagione del sambuco e trascorriamo le nostre sere a raccogliere nei boschi le bacche dell’albero alle fate come chiamiamo qui il sambuco per fare le nostre confetture invernali. É qualcosa di tipicamente del Sudovest la confettura di sambuco. Quando torniamo dalla nostra raccolta, appiccicati e macchiati di rosso, il gatto ci aspetta all’ingresso del bosco e ci riaccompagna a casa, ma da lontano che non vuole essere visto con noi. Immaginate un po’ la vergogna! Fottuto marchese. Ho detto al gatto che la moglie del pastore torna da Pirenei per il weekend e aprirà il negozio sabato mattina. Mi dai una mano per la confettura, gli ho detto, e compro un pezzo di toma sabato. D’accordo? Il problema è che questo gatto è più intelligente di me. Dopo avere sgranato due bacche di sambuco per scherzare, lui si è deciso di fare il capo. Forse lui ha pensato che ci andrei comunque a comprare del formaggio visto che anch’io ne sono goloso. Quindi inutile di stancarsi troppo. Il gatto sorveglia le operazioni sdraiato sulla tavola del giardino o al fresco dalla casa. Dopo il sambuco, mi dico, ci sarà la stagione delle more. Poi ci vorrai andare a raccogliere mazzi di immortali nelle dune oceaniche per profumare la casa durante l’inverno. Poi inizierà la stagione delle castagne, quella di gallinacci e dei porcini. A fine dicembre, sarò ancora nei boschi di pini a raccogliere finferli per abbinare la nostra oca di natale. Sorrido al gatto e gli dico che la nostra vita di abitante della penisola del Médoc non ci rinuncerei per niente al mondo. E, per una volta, il gatto è d’accordo con me…

Aquitania: Le Sirene della Garonne.

Io questo racconto delle sirene della Garonna, l’ho sentito più volte e ho deciso di condividerlo con voi, lettori e lettrici. Nella versione sotto, il racconto si svolge lungo il fiume Gers che è un affluente della Garonna, ma è sempre la stessa storia che sentirete che siate in riva alla Garonna o lungo uno dei suoi affluenti, quella di quei disgraziati..

Ci sono sirene nel mare. Ce ne anche nei fiumi. In un momento, avrete la prova che qualcuno ne ha visto nel fiume Gers. Le sirene hanno i capelli lunghi e fini come la seta, e si pettinano con pettini d’oro. Dalla testa alla cintura rassomigliano a delle belle ragazze diciottenni. Il resto del corpo è simile al ventre e alla coda dei pesci. Quelle bestiole hanno la loro propria lingua per spiegarsi tra esse. Se devono parlare con dei cristiani, parlano sia in guascone sia in francese.  Si dice che le sirene vivranno fino al giorno del Giudizio Universale. Certi credono che queste creature non abbiano di anima. Però molti pensano che abbiano dentro il corpo le anime delle persone annegate in stato di peccato mortale. Io su questo non saprei decidere chi ha ragione tra gli uni e gli altri. Durante il giorno, le sirene sono condannate a vivere sotto l’acqua. Non si è mai saputo cosa ci fanno. La notte, risalgono per greggi, e folleggiano, nuotando, al chiaro di luna, fino al primo suono dell’angelus della mattina. Succede che si battono. Allora si graffiano e si mordono, per succhiarsi il sangue. Al primo suono dell’angelus, sono costrette a tornare sotto l’acqua.

Molti marinai, viaggiando sul mare hanno visto greggi di sirene  nuotare intorno alle navi. Molti barcaioli ne hanno visto anche loro nella Garonna. Cantavano, nuotando, canzone tante belle, così belle, che ne avete mai sentito né sentirete mai delle simili. Per fortuna, i padroni  delle navi e delle barche non si fidano, e sanno ciò che ci vuole pensare di queste cantanti. Impugnano un bastone, e si mettono a picchiare i giovani marinai pronti a tuffarsi per raggiungere le sirene. Però i padroni non possono sempre aver l’occhio dappertutto. Allora, le sirene cascano sui tuffatori. Succhiano loro il cervello e il sangue; mangiano il loro fegato, il cuore e la trippa. I corpi dei poveri annegati diventano delle sirene, fino al giorno del Giudizio.

E ora, ecco la prova che ci sono sirene nel fiume Gers. C’era una volta, in una frazione della città di Lectoure chiamata La Côte, un giovane tessitore tanto appassionato, ma tanto appassionato di pesca che la gente gli aveva dato il soprannome di Bernardo-Pescatore (che significa airone in guascone). Ogni sera, al tramonto, se ne andava a tendere le sue reti da pesca e le sue linee di fondo nel fiume Gers. Poi tornava l’indomani  mattina, prima l’alba, per alzarle. Una sera, ai tempi della mietitura, Bernardo-Pescatore, era andato a sistemare le sue reti e le sue linee di fondo alla cascina di Talayzac, nel comune del Castéra-Lectourois. Fatto questo, si dice per se stesso:
– La mia casa è lontano, la cascina di Talayzac è a due passi. Conosco il padrone. Mi alloggerà per la notte. Domami, gli farò regalo di una carpa. Il contadino fece cenare Bernardo -Pescatore, e lo mandò a dormire in un buon letto. Dopo il suo primo sonno, Bernardo-Pescatore saltò a terra, si vestì nell’oscurità, aprì la finestra, guardò la luna e le stelle, e pensò:
– Sono quasi le tre. É tempo di andare ad alzare le reti e le linee di fondo.
Subito, Bernardo-Pescatore scese verso il fiume. A cento passi dal Gers, sentì gridi e risate di ragazze. – Diavolo! Egli pensò. Le ragazze del Castéra sono venute a fare il bagno qui. Avranno spaventato i pesci. Non avrò bisogno di prendere in prestito la giumenta del contadino di Talayzac per portare la mia pesca a casa.
Bernardo-Pescatore si avvicinò lentamente lentamente del fiume, nascondendosi dietro i cespugli, i frassini e i salici per vedere bene le ragazze senza farsi notare. Le ragazze pettinavano con dei pettini d’oro i loro capelli fini come la seta. Nuotavano e folleggiavano al chiaro di luna. Bernardo-Pescatore sentiva i loro gridi e le loro risate.
– Il diavolo mi porta via, egli pensò, se conosco una di queste ragazze e se capisco una parola di loro gergo.
Lo spuntare dell’alba era vicino, e Bernardo-Pescatore era ancora a guardare. Alla fine, una delle ragazze lo accorse e gridò:
– Un uomo! Un uomo!

Subitamente, tutte le ragazze si voltarono verso Bernardo-Pescatore:
– Bernardo-Pescatore, amico mio, vieni, vieni a nuotare con noi.
– Madre di Dio! Sono in mezzo a un gregge di sirene.
– Bernardo-Pescatore, amico mio, vieni, vieni a nuotare con noi.
Allora, le sirene cominciarono una canzone così bella, così bella, che ne avete mai sentito e ne sentirete mai una simile.
Per la virtù di questa canzone, Bernardo-Pescatore era forzato ad avvicinarsi all’acqua.
Le sirene cantavano senza mai smettere.
Madre di Dio! pensava il tessitore, sono in mezzo a un gregge di sirene.
E le sirene cantavano. Bernardo-Pescatore era in riva al fiume. Pronto a tuffarsi nell’acqua senza volerlo, quando le campane della chiesa del Castéra suonarono le prime note dell’angelus. Subito, le sirene smisero di cantare e si nascosero sotto l’acqua.
Bernardo-Pescatore tremava come la foglia del trifoglio selvatico. Era pallido come un morto. Alzò le sue reti e le sue linee di fondo. Mai il tessitore aveva preso  tanti bei pesci. Ma non conservò niente per lui e diede tutta la sua pesca al contadino  di Talayzac. Fatto questo, tornò a casa a La Côte, e restò sette giorni senza uscirne. L’ottavo giorno, partì all’alba per Notre-Dame-de-Bétharram che è un luogo di devozione rinominato nel Béarn. Lì, Bernardo-Pescatore trascorse tutto  un mese a fare bruciare delle candele, e a sentire delle messe, dall’alba fino a mezzogiorno. La sera diceva il suo rosario fino all’ora di andare a letto. Tornando a La Côte, Bernardo-Pescatore bruciò le sue reti e le sue linee di fondo. Non pescò mai più e consigliò ai suoi amici di fare come lui. La notte, non si avvicinava del fiume Gers perché aveva paura di incontrare di nuovo un gregge di sirene.